Cosa sarebbe Parigi senza la torre Eiffel?

Il paesaggio che abbiamo davanti agli occhi non è nato così. Non è statico, si è evoluto nel tempo come conseguenza dell’azione della natura, ma anche delle persone vi sono passate, che lo hanno abitato, che lo hanno vissuto. Per questo è una testimonianza silenziosa del tempo che rappresenta. O meglio: dei tempi. Perché tra le pieghe di un paesaggio un tempo si sovrappone a quell’altro, come le pagine si susseguono nei libri e gli strati di sedimenti nelle rocce cadono uno sopra l’altro. Gli elementi che caratterizzano un paesaggio e il suo patrimonio storico e artistico si mischiano, si sommano e si assemblano in maniera sincretica l’uno contro l’altro. A volte in perfetta armonia, a volte cozzando l’uno contro l’altro. Si formano così paesaggi caratteristici e del tutto peculiari che, magari male accettati all’inizio, diventano emblematici. Diventano il simbolo di un luogo, immagini da cartolina.

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Pensiamo a Parigi senza la Tour Eiffel, o Roma senza il Colosseo, o Londra senza il Big Bang. Riusciamo ad immaginarceli? Eppure un tempo non c’erano. Parigi era Parigi anche prima del 1889, anno in cui l’ingegnere Eiffel decise che era arrivato il tempo di sfidare la forza della gravità con le sue travi e bulloni d’acciaio e dotare l’Esposizione Universale di una porta di entrata mai vista prima. La torre doveva venire smontata l’anno dopo. Le critiche furono tantissime: a molti francesi non piaceva affatto quella torre strana al centro della loro bella città. Decisero di prendersi un po’ di tempo per pensarci su… risultato: la torre è ancora lì, divenuta ormai simbolo non solo di Parigi ma della Francia stessa. Chissà, magari qualcuno pensava che anche il Colosseo deturpasse la bellezza di Roma antica? E che dire della Statua della Libertà di New York? Non toglieva forse a qualcuno la vista mare sull’oceano?

Il tempo guarisce tutto. A maggior ragione i manufatti dell’uomo, che “nascono” per un motivo e devono poi trovare il tempo per inserirsi nel loro contesto per venir accettati. Ci si deve far l’abitudine. Chi si ricorda il prima storce il naso, chi non lo fa? Ma c’è anche chi ci cresce assieme e si abitua, e perfino chi non riesce più a immaginarsi la città senza quel monumento. Questo perché il territorio e il paesaggio che rappresenta, quello umano ma anche quello naturale, è qualcosa di vivo e in continua evoluzione. E come tale reagisce alle mutate condizione esterne cambiando. Pertanto si trasforma (anche) per mano dell’uomo mentre egli prova a reagire ai cambiamenti della sua epoca, ad adattarsi a ciò che le circostanze richiedono in quel preciso momento.

Oggi viviamo tempi estremamente interessanti. Qualsiasi sia il punto di vista dell’osservatore, non si può dire che siano tempi noiosi. Abbiamo di fronte a noi sfide epocali, rivoluzioni nel modo di pensare e di agire, crisi e cambi di paradigma da affrontare. Abbiamo a disposizione tecnologie mai viste prima e un accesso all’informazione che rende lo sviluppo tecnologico rapido come mai lo è stato. Ma abbiamo anche problemi di una magnitudine mai vista, di entità globale. Il riscaldamento del pianeta, l’esaurimento delle fonti fossili di energia, la deforestazione e la perdita di suolo, l’inquinamento di aria, acqua e terreni, una popolazione in crescita esponenziale che si avvia verso i 9 miliardi entro il 2050. Tutto questo non richiede, né rende possibile, alcuna immobilità. Richiede saper leggere il proprio tempo e rispondere in maniera adeguata alle sfide che esso ci presenta. Richiede conoscere gli strumenti a nostra disposizione e imparare a maneggiarli a dovere. Chi si ferma è perduto. Il mondo cambia rapidamente, oggi come mai. E questo anche perché siamo diventati noi stessi uno tra i fattori principali di cambiamento. Siamo su una ruota che gira sempre più veloce: sarebbe stupido smettere di correre, tanto più se siamo noi stessi a muoverla, come fossimo criceti.

Abbiamo bisogno di energie che non inquinino e che siano rinnovabili, tra le quali pannelli fotovoltaici e aerogeneratori. Il paesaggio del 2020 e quello del 2030 sapranno capire. Chi nascerà dopo di noi guarderà a questi elementi come qualcosa di “naturale”. Imparerà a ringraziarci per l’energia sicura e pulita che sostiene la sua vita, piuttosto che maledirci per aver deturpato il paesaggio dei suoi avi.

Voglio forse dire con questo che bisogno tappezzare le campagne di pannelli fotovoltaici, piantare turbine eoliche a perdita d’occhio e senza criterio alcuno? Certamente no. Ci sono vincoli da rispettare, sempre e comunque. Bisogna interpretare il proprio tempo, sí, ma farlo con intelligenza. Soprattutto in un paese come il nostro che annovera tra le sue principali risorse proprio il paesaggio naturale e il patrimonio storico-artistico. Tutto questo va rispettato, ma non deve né puó diventare un alibi all’immobilità. Chiediamoci infatti: quale alternativa abbiamo? Costruire centrali nucleari? Oppure altre centrali a carbone? E cosa succedeva al paesaggio quando si costruivano palazzine come funghi, quando si asfaltavano le coste e si cementificavano le campagne? Non possiamo usare due metri e due misure, né nel bene (l’energia ci serve, dobbiamo trovare il modo di produrla) né nel male (questo non deve diventare un alibi per la speculazione o per deturpare il paesaggio). Troviamo un punto d’incontro, e facciamolo in fretta. Il tempo delle chiacchiere è passato.

* * *

Un altro mito da sfatare è il cosiddetto effetto ammazza-pennuto delle turbine eoliche. Prima risposta da dare a quei signori che lo usano (strumentalmente): quanto sono contenti i vostri uccelli di respirare i fumi tossici che emettono le centrali a carbone? Seconda domanda: cosa provoca più uccelli morti in Italia: le turbine eoliche o i palazzi che abbiamo costruito ovunque e senza regola? Si tratta chiaramente di tecniche di spregevole manipolazione, usate per dirottare il discorso da dove veramente conta, per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi con pretesti che sarebbero screditabili in 5 minuti. Se lo si volesse fare. Noi vogliamo. Ancora una volta, la migliore arma che abbiamo a disposizione è l’intelligenza e la razionalità nell’interpretazione dei fatti. Speriamo che serva.

Cause di morte per gli uccelli 2

Per approfondire:

http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2011/02/uccelli-ne-uccidono-piu-le-finestre-e-i-gatti-che-le-torri-eoliche.html

http://www.ideegreen.it/eolico-nessun-impatto-sullavifauna-4222.html

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