Osservando si impara

Qualche tempo fa ho saputo che a Riccione avrebbero fatto una web radio dedicata ai giovani. Uno spazio per esprimersi e dare ali ai propri progetti, per liberare la propria creatività ma anche per fruire di contenuti originali. Mi è sembrata un’ottima idea, per cui ho deciso di partecipare proponendo un programma dedicato alla sostenibilità.

Da qualche tempo sto portando avanti una campagna di divulgazione dal nome #sosteniamoci! Alla base, l’idea è che conoscendo i problemi è molto più facile sapere come risolverli, ma soprattutto: sapere che possiamo risolverli. Ho iniziato con delle serate “live” in cui affrontavo problematiche come il problema energetico, cibo, trasporti e perfino l’economia, cercando di darne una visione a 360° e interconnessa. Ma partecipare è impegnativo e di tempo e voglia se ne trova sempre di meno. Ho pensato allora che la radio potesse essere uno strumento più flessibile e dinamico per trasmettere il mio messaggio.

Il programma va in onda tutti i giorni alle 21.00, con una nuova puntata ogni 2 settimane. Quelle vecchie saranno poi disponibili on demand sul sito del programma http://www.riccionewebradio.it/sosteniamoci. Il format scelto avvicina l’ascoltatore a questioni di grande importanza in maniera leggera, raccontando delle storie. Storie da cui trarre un insegnamento importante ad ogni puntata, per poi concludere lanciando spunti di riflessione sulla vita di tutti i giorni, per mettere in pratica quell’insegnamento.

Ma più del programma, che vi invito ad ascoltare, voglio parlare qui del logo che ho disegnato per il progetto, visto che è emblematico di cosa significhi, per me, la sostenibilità.

#sost logo_official

Il logo del programma #sosteniamoci! in onda su www.riccionewebradio.it

Quest’opera è stata rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/.

IL LOGO

In origine il logo prende spunto dal Tao, l’antico simbolo in cui la luce si fonde con l’ombra in un abbraccio continuo, lasciando il suo seme esattamente al centro del proprio opposto. Amo quel simbolo, per me rappresenta una metafora della relatività di tutto, concetto di cui è estremamente importante esser consapevoli per comprendere il mondo. I colori che ho scelto hanno le sfumature del verde per richiamare alla natura, e rappresentano terra e aria. La terra su cui devono appoggiare le solida fondamenta del nostro futuro, l’aria leggera di cui abbiamo bisogno per vivere. Questo “tao modificato” è orizzontale, in modo da rendere familiare con la nostra esperienza la superficie di contatto tra terra ed aria, tra solidità e leggerezza.

tao

Il Tao, simbolo antico dell’equilibrio tra gli opposti

Il simbolo al centro del logo è un albero. Forse in pochi sanno che sotto terra gli alberi si estendono con le loro radici in maniera simile a quanto fanno con i loro rami in aria. Il motivo è semplice: quando piove, la chioma deflette l’acqua lontano o vicino a seconda della sua ampiezza, ma in ogni caso le radici devono essere in grado di raggiungerla quando questa penetra nel terreno. L’albero è una metafora meravigliosa della vita. Solido e fermo nella terra con le sue radici, aspira alle altezze del cielo con i suoi rami flessuosi e leggeri. In questo caso diventa evidente che ciò che non vediamo, perché sotto la superficie, deve essere speculare alla parte che conosciamo. Significa che più in alto vuoi andare, più profonde e resistenti le tue radici devono essere. Chi ama viaggiare questo lo sa: ci si può spingere lontano, certo, ma solo fino a quando abbiamo ben chiaro da dove veniamo e la strada che abbiamo fatto fin lì. Allo stesso modo è importante scoprire cose nuove, ma il bagaglio di conoscenze pregresse è fondamentale per interpretarle e dar loro il valore che meritano. L’identità che ci si forma nella vita ci serve a mantenere una coscienza di noi stessi, per non svanire nel conoscere il mondo e non perdere sé stessi nella vorticosa molteplicità delle cose, ma per abbracciarla e scoprirne la ricchezza. Come accade con i rami di un albero allora, la conoscienza richiede una costante tensione verso l’alto, una tensione che non è mai abbastanza, ma che deve essere sempre sorretta da radici imponenti.

Al centro della chioma vi è il nodo dei rami, da cui si stende un ponte tra i due mondi – quello aereo e quello terreno – a simboleggiare la necessità di dialogo, di comunicabilità tra mondi apparentemente separati, in realtà altamente interdipendenti. Allo stesso modo, al centro delle radici vi è il seme da cui queste irradiano fiammeggianti: è l’energia della vita che non si ferma davanti a nulla, per cui non è mai vano il tentativo di diffondere cultura e speranza laddove forza e determinazione incontrano un suolo fertile. In effetti, tutto nasce da una goccia di vita in un mare di terra, da un minuscolo seme che ha già in sé la potenza e la grandiosità di ciò che da esso un giorno fiorirà.

Ma l’abbraccio tra terra e aria non finisce qui: si prolunga infatti al di fuori dei propri domini conosciuti,  formando qualcosa che ricorda una S, l’iniziale del programma. Quella S diventa una ulteriore testimonianza della diversità che arricchisce e degli opposti che si attraggono, si inseguono senza mai raggiungersi e si compenetrano: da una parte la terra si estende in aria a formare un tetto protettore per la vita; dall’altra l’aria sottile penetra in profondità aiutando a respirare il seme da cui la vita stessa irradia. Una S che richiama l’andamento ciclico e perpetuo della vita e della natura, che si ripete nel tempo sempre uguale a sé eppure sempre diversa. Una S che richiama un altro simbolo antico: l’uroboro, il serpente che si mangia la coda ricreandosi continuamente e richiamando l’eterno ritorno.

Ouroboros

L’uroboro, antico simbolo dell’eterno ritorno.

Nel parlare di sostenibilità, penso che sia fondamentale tener presente questi concetti che si nascondono tra le linee del logo che ho disegnato: la relatività di tutto, l’importanza delle radici e di ciò che non vediamo, la necessità di stendere ponti tra mondi apparentemente diversi, ma solo complementari. E ancora l’energia della vita e la ciclicità del mondo, la tensione all’equilibrio e l’eterno ritorno. In altri termini: l’interdipendenza e la complessità di tutto ciò con cui abbiamo a che fare, e la necessità di imparare ad osservare bene, a scovare i significati profondi e nascosti di quello che abbiamo davanti agli occhi, che ci parla continuamente ma che noi non ascoltiamo. Che forse potrebbe comunicarci molto di più di quello che distrattamente appena intuiamo.

Anche qualcosa di semplice. Magari, perfino un logo.

#sosteniamoci!

 

 

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